185) IL PRATO FIORITO

quel genere di persone.

Ogni pezzo era stato esaminato, ma Monsieur stava in silenzio, un silenzio meditativo: sfiorava

appena una stoffa e la lasciava perdere, le escludeva subito. Solo alcune non le aveva ancora

toccate: le osservava e basta, come un gatto che gira attorno a un topo. Riconoscevo anche io quegli

scampoli: erano tweed.

-Cosa ne dici?- mi chiese ad un tratto indicandoli. Era decisamente privo di idee. -Lo chiedo a te in

qualità di occhio inesperto- aggiunse a rettificare.

-È …bello?- risposi.

-Sbagli- mi fece lui.

-Infatti, Monsieur, se posso permettermi- azzardò china la commessa -il tweed, sebbene sia il

nostro tessuto per eccellenza, sebbene pregiato come pochi, e sebbene confidi nella vostra

esperienza e…genialità, non si presta ad un abito da sera. Il colore classico è il verde muschio. Cosa

ne dice di questo broccato?- che ovviamente costava dieci volte tanto.

Monsieur si limitò a guardarla ed a arricciare le labbra: ancora nessun progetto.

-D’accordo.- disse infine rimettendosi il borsalino -come posso contattarla, nel caso avessi bisogno

di stoffa?

La commessa frullò alla ricerca di un pezzo di carta su cui scrivere, e raggiunse un foglio sottile;

vi scrisse un numero telefonico. -Contattatemi quando volete!-

Ringraziai la signora, e stavo per uscire, ma Monsieur era ancora lì impalato. Faceva sempre

continue scoperte.

Osservava il foglio, dal retro. Vi erano disegnate delle figure femminili, anzi dei modelli.

Riconobbi un tailleur. Monsieur si chinò su fogli simili sul bancone.

-Tratto sicuro e delicato, tagli…originali. Che tessuto potrebbe mai essere?- mormorò tra sé.

Silenzio meditativo. -Chi li ha disegnati?- chiese infine.

-Io, signore- rispose una voce limpida. Era Grace, fattasi avanti con un breve passo.

-Non sono male- borbottò Monsieur, e la commessa sgranò gli occhi guardando la ragazza. – Ne

hai altri?

-Come signore?

-Altri schizzi, altri modelli.

-Veramente, io..

-Ha mai pensato a proseguire l’iter, dopo i semplici tessuti? Intendo, dopo la stoffa, alla creazione

di un abito?- le chiese quasi seducente Monsieur. La ragazza stava diventando rossa in viso. Non era

male, in fondo: era un bel viso, simmetrico, con colori ben abbinati, avrebbe detto Monsieur.

Mi distrasse di nuovo la sua voce: -Signorina, lei è scozzese, giusto?

-Sono nata in Scozia, e anche mio padre, e mio nonno e suo padre.

-Perfetto.- concluse Monsieur -Se riuscirà a disegnare per me un abito da sera per la contessa,

anche solo darmi uno schizzo utilizzando il tweed, sarà assunta nel mio atelier, e la contessa saprà

senz’altro il tuo nome.- la commessa squittì, e la ragazza iniziò a respirare profondamente. -a

Parigi.- concluse Monsieur, e Grace si sedette.

-Tu- disse indicandomi -verrai qui per ritirare il progetto, o per qualsiasi notizia che lo concerne,

ogni giorno. Buona sera.

E uscimmo entrambi.

Monsieur non aveva più parlato dell’accaduto. Secondo me era ubriaco. O disperato.

L’indomani, a mezzogiorno, tornai alla merceria e chiesi alla commessa notizie sul progetto.

-Oh, mi spiace ma Grace non c’è- rispose educatamente -è stata qui tutta la notte per lavorare ed è

tornata a casa all’alba.- poi mi fece cenno di avvicinarmi per dirmi una qualcosa in confidenza:

-Secondo me, non ce la farà mai a fare quello schizzo- invidia? -sa…- mi protesi ancor più -È già

tanto che lavori per me. Quella ragazza non ha madre. È cresciuta da sola con il padre che è

praticamente un pastore. E avrebbe fatto diventare una capra anche sua figlia!

Continuavo a non capire del tutto. Mi spiegò che solo perchè Grace aveva praticamente minacciato

Pages: 1 2 3 4

I Commenti sono chiusi