171) FORTUNATA E IL CASCO
C’era una volta in un’azienda metalmeccanica, produttrice di
macchine agricole, una ragazza di nome Fortunata che lavorava
come segretaria nell’ufficio di amministrazione della fabbrica.
Non era una ragazza come tante altre, era speciale; quando si
trovava nelle situazioni difficili ne usciva sempre con l’aiuto di
qualche santo. I genitori quando l’avevano battezzata avevano
proprio azzeccato il nome. Una volta alla settimana doveva fare
il giro della fabbrica per prelevare da tutti gli operai la scheda
di lavoro per calcolare i prezzi da fatturare ai clienti. Fortunata
era un ragazza carina e brava nel suo lavoro, solo che era un po’
imprudente; quando andava a prelevare le schede agli operai nei
vari reparti dell’officina avrebbe dovuto indossare
l’abbigliamento anti-infortunistico costituito da scarponi, tuta
ignifuga e casco. Lei non portava mai quegli indumenti perché si
vergognava a farsi vedere dagli operai conciata in quel modo, in
particolare da uno: Sam, un ragazzo moro e muscoloso venuto a
lavorare da poco lì. Il padrone dell’azienda la riprendeva spesso
quando veniva a vedere come andava il lavoro e con il passare del
tempo aveva minacciato anche di licenziarla se non si fosse
messa il dovuto abbigliamento. Intanto aveva iniziato a fare
conoscenza con il ragazzo e cominciarono a uscire insieme. Lui
era consapevole del rischio che Fortunata correva e un giorno le
chiese perché non indossasse le dovute protezioni. Lei gli spiegò
il suo disagio dicendo che si vergognava di fronte agli altri e che
con quei abiti si sentiva rozza. Lui sorrise e disse che non si
doveva preoccupare del giudizio degli altri e che secondo lui era
carina lo stesso. Lei pensò che aveva ragione, dopotutto poteva
sempre capitare un incidente ed era meglio indossare quegli
orribili indumenti come aveva detto lui. Poi ripensò anche alle
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