164) SICURAMENTE AMICI
In una casetta vicino al mare abitava una donna insieme a un cane, un gatto e un pesce rosso.
La signora accudiva con tanto amore i tre animali che la ricambiavano con il loro affetto.
La cagnetta era scambiata spesso per un pitbull ma non era per nulla feroce, tutt’altro, era la razza di
cane più buffa che si fosse mai vista! Quando nuotava nell’acqua il suo mantello nero diventava
lucido come quello di una foca mentre quando era in allerta, per qualche rumore sospetto, le
orecchie le si drizzavano in avanti con le punte appena ripiegate tanto da sembrare ali di pipistrello,
se invece le abbassava indietro e teneva la coda in mezzo alle zampe, come quando combinava un
guaio e veniva scoperta, con quel suo sederone tondo e le coscette ben tornite pareva un vitellino.
Insomma durante il giorno all’apparenza si trasformava in mille modi diversi, ma la sera,
raggomitolata nella sua cuccia, era un semplice cagnolino chiamato Luisella.
Il gatto aveva un pelo morbido e speciale, sembrava vi fosse stata passata una gomma e che quasi
tutto il colore originario fosse stato cancellato, un colore grigio-marrone tigrato che spuntava qua e
là sul candido mantello; la coda, che teneva sempre dritta come un’antenna, era scura ma aveva la
punta bianca. Nonostante il suo nome fosse Eros, come quello del famoso dio greco dell’amore, il
micio aveva presto rinunciato a innamorarsi. Il problema era che aveva sempre pensato di essere un
cane, tutta colpa della convivenza con Luisella! Non sapeva tirare fuori gli artigli e per difendersi
preferiva dare dei morsetti così quando litigava con altri gatti, per farsi notare da qualche gattina,
finiva sempre con il muso affettato, per questo aveva scelto la vita da scapolo e ora preferiva
starsene tranquillo in casa a sonnecchiare. Neppure la caccia ai topi lo attirava! Quando qualcuno lo
pregava di catturare i più fastidiosi, scuoteva la testa dicendo: «Che cosa avranno mai fatto di male
quelle povere bestiole?». Era un gatto molto pigro e la sua pancia stava diventando bella grossa e
tonda, lui però si piaceva così; l’unico sforzo che si permetteva era il salto in braccio alla signora,
tutte le mattine dopo aver mangiato, per farle le fusa.
Il pesciolino di colore rosso vivo se ne stava immerso in un piccolo acquario, si chiamava China era
già grande ben tredici centimetri ma la sua maggiore aspirazione era raggiungere la lunghezza di un
metro. A volte però aveva un atroce dubbio, ci sarebbe stato spazio a sufficienza lì dentro? Ma si sa,
i pesci rossi non sono famosi per avere una memoria di ferro, infatti dopo poco se ne dimenticava e
tornava a sguazzare, in lungo e in largo nella sua vaschetta, come fosse in mezzo al mare.
La donna ultimamente si sentiva vecchia e stanca e spesso ripeteva: «Tempi duri!». I tre animali
non capivano cosa intendesse dire.
Un giorno Luisella, la più curiosa, le chiese: «Cosa sono questi tempi duri?». La signora spiegò loro
che durante la sua vita avventurosa aveva scoperto un antico tesoro… ma questa è un’altra storia!
Ciò che dobbiamo raccontare, e che raccontò anche la signora, è che questo tesoro le aveva
permesso di vivere fino ad allora ma adesso stava per esaurirsi. «Non preoccupatevi ragazzi»,
diceva, «Ce la caveremo». Quella notte i tre animali ebbero i peggiori incubi della loro vita.
Luisella sognò il suo bel sederone cicciotto che diventava pelle e ossa, Eros immaginò nel sonno la
sua folta coda diventare tutta spelacchiata e i suoi baffi accorciarsi sino quasi a scomparire e China
sognò di dibattersi in una pozza d’acqua sporca alta un centimetro dove quasi non poteva respirare.
La mattina seguente quando si svegliarono i tre erano molto nervosi. «Che cosa avete ragazzi?»,
chiese la donna. La cagnetta, la più intraprendente dei tre, disse subito: «Dobbiamo fare qualcosa,
non ci dormiamo la notte! Presto non ci saranno più crocchette per me, o scatolette per Eros o
fiocchi per China». Non servirono a nulla le parole di conforto della signora che cercava di
tranquillizzarli, i tre avevano già deciso. Lei li aveva accuditi fino a quel momento e adesso toccava
a loro fare qualcosa per aiutarla. Così misero China dentro un sacchettino di plastica trasparente
pieno d’acqua, «Un po’ pochina», pensò il pesciolino, forse il suo incubo si stava avverando?! Ma si
dimenticò subito di quel brutto pensiero e i tre uscirono presto, volevano trovare un lavoro.