122) FRECCIA

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In un villaggio lontano, distante dal caos e dai rumori della città, immerso nella natura e nella pace,

viveva un vecchio contadino sereno e fiero degli animali che tutti i giorni gli facevano compagnia e

lo aiutavano nel lavoro.

L’uomo, con impegno e dedizione, nel corso degli anni era riuscito a costruirsi una discreta fattoria

dove vivevano amati cavalli, mucche, galline, qualche maiale e qualche pecora e il suo migliore

amico, Freccia, un cane sveglio e attento.

Il contadino aveva conosciuto Freccia proprio quando aveva deciso di ritirarsi in campagna.

Un giorno, dopo che l’uomo aveva preso le sue cose e si stava allontanando dalla città diretto in

campagna, notò che qualcuno lo seguiva: era un piccolo cucciolo tutto nero e arzillo che

trotterellava proprio dietro di lui. L’uomo al momento non disse e non pensò nulla: non lo

infastidiva quel cucciolo alle sue spalle, ma cominciò lo stesso a camminare più veloce.

Il cagnolino imperterrito lo seguiva frettolosamente e sembrava quasi divertirsi.

Una volta arrivati nel villaggio immerso nei boschi, l’uomo restò sorpreso vedendo che l’animale

gli era ancora accanto. Sorrise e lo prese in braccio: “Così vuoi rimanere con me, eh?”

Da quel giorno, Freccia e l’uomo rimasero amici inseparabili e l’animale ripagò con tanta fedeltà

tutto l’amore che il vecchio aveva dimostrato all’amico.

Dopo Freccia, l’uomo aveva messo su un bel numero di amici quadrupedi e non, costruendo per

loro una bella casa comoda e utile, per loro ma anche per lui.

Era come se tra gli animali e l’uomo ci fosse un patto segreto e tacito: lui li avrebbe protetti e amati

e loro lo avrebbero aiutato e sostenuto.

Sembrava che tutti fossero contenti e amassero quello che facevano quotidianamente.

Freccia per esempio adorava il suo ruolo: doveva controllare che tutti gli animali durante il giorno

svolgessero il proprio lavoro per il padrone. Le galline dovevano fare le uova, le mucche il latte, i

maiali… be’ loro potevano rotolarsi tranquillamente nel fango. E se c’era qualcosa che non andava,

o qualche animale non si sentiva bene, Freccia andava subito dal padrone a chiamarlo per chiedere

aiuto.

Si sentiva importante nell’osservare attento i suoi amici, nell’aiutarli quando erano stanchi e nel

rassicurare il suo vecchio amico a fine giornata.

Quello che Freccia amava di più era correre per i prati e radunare le pecore quando pascolavano.

Ah! Quanto adorava correre felice e sentire il vento sul muso e annusare l’aria profumata di natura.

Gli altri animali della fattoria rispettavano tutti Freccia e gli volevano bene, perché lui li proteggeva

e li faceva sentire tranquilli.

Di notte quando il padrone dormiva sereno, Freccia scendeva in cortile a parlare un po’ con gli

amici nella fattoria, non per controllarli ma solo perché voleva stare con loro.

Da qualche giorno a quella parte aveva notato che il vecchio stava poco bene ed era più stanco del

solito.

“Mi sembra che faccia fatica per qualsiasi cosa: quando sale le scale è lento e dolorante e non gioca

più con me a fine giornata” diceva preoccupato Freccia a tutti gli animali lì raccolti.

“Freccia caro, il padrone è vecchio, è normale che sia stanco.” la pecora più anziana di tutte, e

anche la più saggia, si aggiunse nel discorso per rassicurare Freccia.

“Stai tranquillo cucciolo, il padrone sta bene, deve solo riposarsi di più. Tu stagli accanto e vedrai

che starà bene”

“Non è vero niente!” una voce arrogante raggiunse il cortile dalla stalla, dove riposavano i cavalli.

Sansone, il destriero più bello e imponente della fattoria, aveva zittito tutti lasciando interdetti gli

animali.

“Il vecchio non sta bene e tra poco ci abbandonerà tutti quanti. Siete degli sciocchi! Non vedete?

Quando il vecchio morirà verremo portati via tutti! Non staremo più qui, protetti e amati!”

Borbottii e voci correvano da un animale all’altro. Freccia prima ebbe paura, come tutti gli altri

animali, pensando alle parole di Sansone, poi si infuriò con il cavallo.

“Come fai a dire queste cose?! Il padrone non ci abbandonerà! E se…morirà non ci lascerà da soli e

non permetterà che altri ci portino via!”

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