53) LA PRUDENZA NON E’ MAI TROPPA
Figlia unica di un padre vecchio, stanco e malato, la principessa Isabella si
trovò un giorno sul punto di ereditare il trono.
- Sei pronta, mia cara figliola? – le domandò il re.
- Certo, signor padre – rispose Isabella per non rattristarlo, perché era molto
giovane e avrebbe preferito rimandare i suoi impegni di governo.
- Conosci la condizione per poter regnare, vero figliola?
- Devo trovare la mia corona, custodita nel bosco dagli elfi.
- Non è un’impresa facile come potrebbe sembrare. – la avvertì il re – Ogni
volta, gli elfi spostano la vecchia quercia fatata sotto le cui radici hanno
sempre nascosto, nei secoli, le nostre corone. Solo quando si riesce a trovare la
propria, si dimostra di essere veramente degni di diventare sovrani.
Fu così che, per misurare il suo valore, Isabella partì alla ricerca della
corona.
Aurora abitava in una casa piccola piccola, ma sempre profumata, ben
tenuta, piena di luce e d’aria fresca. Tutt’intorno c’era un giardino dove
crescevano mille piante diverse. Alcune fiorite, altre profumate, altre umili e
tenere come germogli.
Sul retro della casa, Aurora aveva una bottega piena di scaffali e, sugli
scaffali, erano ordinati vasi di porcellana con su scritti nomi strani che quasi
nessuno sapeva leggere. Dentro quei vasi c’era il rimedio per tutto: mal di
schiena, mal di denti, ossa rotte, notti in bianco, teste pazze, pianti a dirotto,
singhiozzi tignosi, cuori infranti…
Aurora però di mestiere non faceva l’erborista, faceva la fata. La fata buona,
a essere precisi, anche se, per modestia, non strombazzava ai quattro venti il
suo titolo. Quando si vedeva costretta a operare un incantesimo, cercava di
mascherarlo sotto le sembianze di un fatto banale, perché nessuno lo notasse.
Diroccata sulla cima di una collina, appena fuori dal paese, sorgeva invece la
casa di Tecla. Più che una casa, era un vero e proprio tugurio dove nessuno, se
non costretto, andava mai.
Dentro regnavano penombra, umidità, disordine e sporcizia. Si respiravano
tanfo di muffa, sentore di bruciato e, in sottofondo, aleggiava un odore acuto,
ripugnante che faceva accartocciare il naso a chiunque, tranne che a lei.