20) GIOVANNINA E IL CASCO FANTASMA

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La sveglia trillò così forte sul comodino che Giovannina balzò letteralmente

dal letto. I suoi occhi si spalancarono di colpo e agguantò con cattiveria

l’origine dei suoi mali per scaraventarla fuori dalla stanza. Il tasto

d’accensione si bloccò per dispetto, non riusciva a spegnerla in nessun

modo, di quel passo si sarebbe svegliato tutto il palazzo, avrebbero

cominciato a protestare e lei sarebbe diventata rossa come un pomodoro

maturo per la vergogna. La schiacciò sotto il guanciale per cercare di

attutire quel suono assordante mentre si chiedeva cosa avesse fatto di male

per meritarsi una simile pena. Eppure un attimo prima stava divinamente, al

caldo sotto il piumone, immersa in un sogno che adesso non ricordava già

più, ma sicuramente doveva essere stato bellissimo. Di colpo ricordò che

quello era il suo primo giorno di lavoro, aveva caricato la sveglia apposta.

Un sorriso si affacciò sulle sue labbra e respirò profondamente, proprio in

quell’istante il suono cessò e lei si affrettò a saltare fuori dal letto.

Aveva lasciato il suo curriculum in ogni posto possibile e finalmente la sua

costanza era stata premiata. Oggi avrebbe iniziato il lavoro come assistente

di produzione in una fabbrica di elettrodomestici. Era molto agitata, le sue

aspettative erano enormi e voleva fare un ottima figura con i dirigenti.

Arrivò davanti alla fabbrica con largo anticipo, il cancello era ancora chiuso,

ringraziò mentalmente la cara sveglia per l’ottimo lavoro che aveva svolto e

le chiese perdono per averla maltrattata. L’aria era fredda ed un vento quasi

gelido le sfiorava le guance che la sciarpa non riusciva a coprire, si mise a

camminare per non rischiare di raffreddarsi e dopo un paio di giri intorno al

viale, vide un uomo tutto imbacuccato venir fuori dall’ingresso verso il

cancello. Lo guardò tutta sorridente ed immaginò che si trattasse del

guardiano che avrebbe aperto l’inferriata. Si trattava di un omone grande e

grosso, con lo sguardo limpido e buono, tipico delle persone semplici.

«Buongiorno signorina, è cascata dal letto stamattina?», l’apostrofò mentre

cercava le chiavi giuste fra tutte quelle che pendevano da un enorme mazzo.

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