18) IL VESTITO DELLA PRINCIPESSA

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C’era una volta, in un tempo molto lontano, una principessa di nome Ambrosia, l’adorata

figlia del re Gualtiero di Orchidea e di sua moglie, la regina Filippa Catrina Zaffiro di

Melacotta.

Ambrosia, però, non era una principessa qualunque, di una bellezza rara e quasi fatata,

capelli rossi, pelle di cipria, perle di lentiggini e uno sguardo al retrogusto di miele e

d’ambra, aveva per sé una grande sensibilità ed una intelligenza senza pari.

Fin da piccolissima il suo più grande divertimento era frugare tra i libri del padre e

ficcare il naso nei grandi volumi impolverati degli artisti di bottega e degli inventori che

lavoravano a palazzo.

Voleva capire il meccanismo delle cose, e questo suo grande interesse l’aveva portata

ad avere amore per ogni forma di vita, per ogni oggetto inanimato e per tutto ciò che la

circondava.

Ogni alito di vento, ogni cinguettio di uccello, ogni nitrito di cavallo aveva un sigificato

per lei, che avrebbe voluto studiare e conoscere il mistero del mondo.

Nel regno di Orchidea si era diffusa fin da subito la voce che questa principessa

bellissima e molto strana, sempre dedita ai libri ed allo studio era poco attenta alle feste

ed ai balli.

La regina Zaffiro vedeva crescere sua figlia giorno dopo giorno e si preoccupava che,

proprio per questo suo interesse particolare, e per questa sua sensibilità estrema, lei

non sarebbe riuscita ad avere quelle doti necessarie per essere a capo di un regno e

soprattutto che non avrebbe dedicato tempo all’amore e al trovare per sè un principe

che volesse sposarla.

Ma così non fu, perché la divina bellezza di Ambrosia non poteva passare di certo

inosservata.

Il principe Romeo, erede al trono del limitrofo Regno di Fogliarossa, infatti, la notò e,

colpo del destino, proprio mentre lei, intenta in una ricerca sulla sostanza dell’acqua,

china al ruscello di confine fra i due regni, ne raccoglieva un po’ dentro un ampolla.

Tra la principessa Ambrosia e il principe Romeo fu amore a prima vista, un colpo di

fulmine li aveva uniti e non li avrebbe mai più separati, conducendoli appassionati ed

innamorati fino al giorno delle nozze.

La regina era radiosa per il matrimonio della sua unica figlia e tutti ad Orchidea erano in

fermento per l’evento imminente.

“Bisogna assicurarsi che tutto sia perfetto!” continuava a ripetere il re Gualtiero,

“bisogna assicurarsi che tutto sia perfetto!” gli faceva eco da dietro sua moglie Zaffiro,

correndo in su e in giù per i corridoi del palazzo e parlando con questo e con quello.

Mentre i preparativi per l’organizzazione procedevano e i cuochi di palazzo sfornavano

un dolce dopo l’altro per proporlo in assaggio a sua maestà, che lo scegliesse come

dolce per le nozze, la vera perla dei preparativi era l’abito da sposa.

Come tradizione ad Orchidea, la regina Zaffiro doveva occuparsi del vestito. Per questo,

si era incaricata di far disegnare e creare un abito per sua figlia, richiedendo che fosse il

più bello mai indossato tra tutti gli abiti mai avuti non solo ad Orchidea, ma anche nei

regni limitrofi.

L’abito sarebbe stato color incantesimo, con grandi tulle, perle, pietre e diamanti

applicati, ed uno starscico di ben dodici metri. Per il velo, invece, la regina aveva scelto

un tessuto particolare, fatto con frammenti di pietre preziose ricavate dalla foresta di

Olctroz, che avrebbero donato al volto di sua figlia una luce unica ed inimitabile.

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