13) UN LAVORO…DA FAVOLA

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C’era una volta in un paese lontano lontano … quasi tutte le favole

iniziano in questo modo: questa no. Non c’era una volta ma c’è adesso

in un paese molto vicino, così vicino che potrebbe essere proprio quello

in cui vivi te che stai leggendo questa storia. In questo paese c’è una

fabbrica, una fabbrica speciale dove vengo realizzati prodotti speciali.

Dovete sapere che in questo mondo globalizzato, anche Babbo Natale

si è dovuto piegare alle esigenze del mercato: i doni che distribuisce

nella magica notte di Natale non sono prodotti tutti al Polo Nord, ma da

alcune fabbriche esterne. Prova a controllare nel dono che ti ha portato

l’ultimo Natale. Vedrai che non troverai più il classico “Made in

Lapponia”, ma un “Made in PRC o qualcosa del genere. Una delle tante

industrie appaltatrici si trova in un paese vicino a te. Devi sapere che

gli elfi di Babbo Natale non hanno preso molto bene il trasferimento.

Non che si trovino male nel nuovo paese, ma sono stati costretti a

lasciare la loro casa, i loro amici e la loro famiglia: te saresti felice di

doverlo fare? Come dici? Vorresti essere assunto? Mi dispiace non è

possibile, in queste fabbriche ci lavorano solo i personaggi delle favole.

No, non si può fare una eccezione … inoltre aspetta che ti racconti

alcune cose e poi vediamo se la penserai ancora allo stesso modo. Chi

sono io per dire una simile cosa? Effettivamente non mi sono

presentata: mi chiamo Emma, sono una elfa e mio marito lavora nella

fabbrica di questo paese. Ma procediamo con ordine.

Io e mio marito Alfred vivevamo felici al Polo Nord, lavoravamo

entrambi nella fabbrica di Babbo Natale ed eravamo molto soddisfatti.

Un giorno siamo stati convocati dal barbuto in rosso: ci ha comunicato

l’intenzione di aprire delle succursali. Il lavoro era aumentato (i

bambini vogliono, vogliono e vogliono … abbastanza non è mai

abbastanza) e non si riusciva a fare fronte alle ordinazioni, inoltre c’era

un discorso di contenimento dei costi per reperire le materie prime. La

notizia non ci ha colti impreparati, era da molto che si sentiva nell’aria

ed avevamo messo in preventivo di doverci trasferire. Ciò che ci ha

lasciati senza parole è quello che ci ha detto dopo: Alfred sarebbe stato

trasferito, mentre io dovevo rimanere in Lapponia. Come politica delle

nuove filiali, non volevano marito e moglie nello stesso posto di lavoro.

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