12) LA FABBRICA DEI PALLONI GONFIATI
Poi venne il tempo della tosse: lunghe notti passate senza dormire, perché gli uomini del villaggio tossivano, tossivano e tossivano ancora, come averci un temporale, e tuoni scoppiati, dentro le case. Perché quella non era una tosse qualunque, ma un crepitare di fiamme nella gola di un drago.
Colpa della colla, dicevano le donne, che di giorno vedevano i loro uomini piegati sotto il peso del sonno perso. Così non si può andare avanti, dicevano, questa roba gialla ci ucciderà tutti, peggio del morso degli scorpioni.
Nel frattempo il Signor Smith era sparito, le ciminiere sputavano sbuffi di veleno giallo nel cielo e i camion che andavano e venivano continuavano a caricare palloni tutto il giorno, come se niente fosse successo.
La rabbia cresceva nel villaggio, eppure nessuno osava ribellarsi veramente a quel giallo, che ci toglieva la voglia di vivere, ma ci dava da mangiare.
Una notte, mentre mio padre vacillava nella penombra, spaccato in due dagli scoppi della tosse, io capii che toccava a me fare qualcosa. Perchè si sa, ci sono momenti in cui solo la forza dei bambini può cambiare il mondo. Così presi la decisione: io e i miei amici avremmo marciato insieme contro la Fabbrica dei Palloni Gonfiati,
Però quella volta non marciarono solo i bambini. Arrivavano le famiglie al completo e insieme circondammo la fabbrica di mattoni grigi, sempre più grigi. L’intero edificio ci sembrava persino più piccolo, stretto nel cerchio delle braccia, e convinti intonammo i nostri cori di protesta contro la colla.
Questa storia mi è piaciuta molto, per lo stile e per il messaggio positivo che vuole comunicare. La trovo assolutamente adatta allo spirito del concorso.
Ecco come la paura può essere disintegrata da chi ama la vita. Non è proprio una fiaba, ma di sicuro è una bella storia.