12) LA FABBRICA DEI PALLONI GONFIATI

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La Fabbrica dei Palloni Gonfiati spuntò da un giorno all’altro nella valle dei bambù, sul finire della stagione delle piogge, come un fiore nuovo sbocciato nel posto sbagliato. Le sue lunghe ciminiere sfidavano il cielo, dritte e sottili proprio come canne di bambù. L’edificio centrale, di piccoli mattoni grigi squadrati, era più solido delle nostre case di paglia, tenute insieme col fango, e sembrava sicuro.

Certo, non era elegante come un fiore e nemmeno profumava come un fiore, ma il Capo della Fabbrica aveva parlato con il Capo del Villaggio, portando in dono un pallone colore del sole, e tutti, grandi e bambini, pensammo che fosse il pallone più bello del mondo. Nessuno di noi aveva mai visto un pallone perfetto così.

  • Presto ogni bambino, qui intorno, potrà averne uno – dichiarò il Signor Smith con il

suo sorriso bianchissimo.

Anche noi sorridemmo, quando mio padre ci promise che, grazie alla Fabbrica dei Palloni Gonfiati, avremmo avuto un piatto di riso sulla tavola tutti i giorni e due capre nel recinto, per bere latte tiepido appena munto.

Così c’inchinammo fino a terra per ringraziare il Signor Smith della sua generosa bontà e mio padre fu uno dei primi ad andare a lavorare nella Fabbrica.

Mio padre incollava pezzi di plastica dall’alba al tramonto, questo era il suo compito, e ogni sera, quando tornava a casa, si buttava sulla stuoia senza la forza di dire una parola, né di mettersi in bocca un cucchiaio di orzo bollito. Rimaneva steso, con le braccia stanche lungo i fianchi e i polpastrelli diventati gialli a furia d’incollare palloni: gialli come la colla della Fabbrica, gialli come il fumo denso che usciva in continuazione dalle ciminiere, a sporcare le nuvole.

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2 Commenti a “12) LA FABBRICA DEI PALLONI GONFIATI”

  • paola:

    Questa storia mi è piaciuta molto, per lo stile e per il messaggio positivo che vuole comunicare. La trovo assolutamente adatta allo spirito del concorso.

  • elisa:

    Ecco come la paura può essere disintegrata da chi ama la vita. Non è proprio una fiaba, ma di sicuro è una bella storia.